Condominio. Il divieto di animali domestici è illegittimo anche se votato all’unanimità

Pubblicata il: 16 Nov 2018

Non si può impedire ai condomini di tenere animali domestici, anche se tale divieto  è  previsto  nel regolamento condominiale approvato all’unanimità.

E’ quanto stabilito dalla Seconda Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Cagliari, con l’ordinanza  del  22 luglio 2016.

La vicenda in esame riguardava un condomino che aveva proposto ricorso ex art. 702 c.p.c. affinchè venisse dichiarato nullo e/o annullato e/o comunque dichiarato privo di efficacia, l’art. 7 del  regolamento condominiale, che vietava l’accesso al Co ndominio  agli  animali domestici .

Il Tribunale adìto ha ritenuto viziata  da  nullità sopravvenuta la disposizione di cui all’art. 7 del regolamento  del  condominio  impugnato  in  quanto,  con la L. n. 220/2012 , è stato  introdotto  il principio  secondo cui: “le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”, applicabile  a tutte le di sposizioni contenute sia nei regolamenti di tipo contrattuale che assembleare, precedenti  o  successivi  alla riforma del 2012.

Inoltre, il regolamento condominiale che  si  discosti  da tale disposizione è affetto da nullità  anche  perché contrario ai principi di  ordine  pubblico,  individuabili nella necessità di valorizzare il rapporto uomo – animale e nell’affermazione  di  quest’ultimo  principio  anche  a livello europeo. Tali concetti sono contemplati in particolare, nella Convenzione europea per la protezione degl i animali da compagnia, firmata a Strasburgo il 13.11.1987, ratificata ed eseguita in Italia con la Legge 201/2010 , n onchè nel Trattato sul  funzionamento dell’Unione Europea, ratificato dalla Legge 130/2008 , che all’articolo 13, prevede che l’Unione e gli Stat i membri “tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”.

Secondo le  prime  interpretazioni,  occo rreva  che  il divieto di accesso  e  mantenimento  degli  animali domestici negli appartamenti fosse previ sto nel regolamento condominiale votato all’unanimità dei condomini, in quanto andava  ad incidere e  limitare, facoltà comprese nel diritto di proprietà  dei  singoli, ovvero, in caso di regolamenti predisposti dall’originario unico proprietario, che fossero richiamati negli atti di acquisto, costituendosi con essi servitù reciproche.

In realtà, argomenta il giudice  de  quo,  occorre considerare un’altra interpretazione  della  norma,  poiché il divieto indicato nell’ art. 1138 c.c. rappresenta l’espressione dei principi di ordine pubblico, dalla cui violazione consegue  la nullità  insanabile  della statuizione ad esso contraria. In effetti, le disposizioni conten ute nei commi precedenti dell’ art. 1138 c.c. stabiliscono regole circa l’adozione obbligatoria del regolamento  ed   al   quorum   necessario   per   la    sua app rovazione, facendo riferimento al c.d. regolamento assembleare, tuttavia, nessuna indicazione in merito alla natura del regolamento è indicata nella norma, in cui si parla genericamente di “regolamento di condominio”, e neppure nel comma contenente il divi eto, in cui  viene citato  il   “regolamento”   senza   altra   specificazione. Dal l ’esame del l ’ art.  1138  c.c.  e della  norma contenente il divieto, non è possi bile individuare a quale tipo di

regolamento si faccia riferimento,  per  cui  appare riduttivo applicare tale  divieto  al  solo  regolamento  di tipo  c.d.  assembleare, ma  va  estesa a  tutti  i regolamenti di condominio, anche se approvati all’unanimità.

Pertanto, il Tribunale  adito  ha  concluso  sostenendo  che la norma in esame non è strettamente connessa alle sole ipotesi di regolamento assembleare, ma costituisce un principio generale, valido per qualsiasi regolamento, per cui ha accolto la domanda proposta, dichia rando nullo l’art. 7 del regolamento del condominio.

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